Stefania Gori racconta Marisa Bandiera Cerantola

Una delle più apprezzate artiste italiane della Fiber Art

 

Nasce a Bassano del Grappa, si diploma hel 1964 all Accademia di Belle Arti di Venezia e comincia le sue prime esperienze con la pittura, per poi interessarsi all’incisione, alla ceramica e infine all’uso della fibra come espressione artistica.

Conosciuta come una delle più apprezzate artiste italiane della Fiber Art, negli anni Settanta comincia ad usare il tessuto nell’ambito di una ricerca rigorosa e sistematica.

L’interesse per il tessuto non è tanto legato al lavoro manuale e tradizionale. L’artista guarda piuttosto alle possibilità offerte dalle nuove tecnologie nel campo dell’industria tessile, per sviluppare lavori sempre più sperimentali. La logica della struttura, l’uso di elementi positivi e negativi disposti su di un piano cartesiano a creare combinazioni visive ogni volta diverse, sono gli spunti su cui lavora in questo periodo. Gradualmente comincia a manifestarsi la volontà di trasformare le opere tessute, sinora oggetti bidimensionali, in forme tridimensionali. Cercando di sfruttare tutte le possibilità offerte dal materiale, giunge ad inserire la fibra al centro dello spazio, rendendola perfino percorribile (si tratta ad esempio dell’opera presentata alla VII Biennale Internazionale della Tessitura di Losanna del 1977). In questo caso, tubolari tessuti appesi suddivisi in due parti di colore complementare, creano un’istallazionatica entrando nel cuore dell’opera.

Con questa ricerca Marisa Bandiera Cerantola ha liberato il tessuto dalla storia dell’applicazione artigianale e lo ha trasformato in un mezzo da articolare nei modi più disparati, per ottenere sempre nuovi effetti visivi.

Pur continuando a prediligere la semplice tela di cotone, sulla quale interviene con il colore, lo strappo o l’intreccio, abbandona – negli anni successivi- la ricerca strutturale caratterizzata da forte rigore compositivo, per liberare il proprio lavoro in una direzione più immaginifica.

Nel 1986, a Varese, presenta sul lago di Menate “Un segno rosa”, realizzato da cento elementi allineati e flottanti sull’acqua. Sempre in questi anni comincia, per poi proseguire sino agli anni Novanta, a sviluppare l’idea dello spazio e dell’ambiente visto attraverso le cornici tessute, che segnano un momento decisivo nella sua ricerca. Le cornici racchiudono concetti ed immagini che l’artista porta all’attenzione del visitatore, favorendo un’interazione con il proprio punto di vista. La serie di questi lavori è realizzata in modo assai vario. Sono come dice Giovanna Bandiera nella monografia dedicata all’artista “Cornici dorate, argentate, colorate, strappate, bruciate. Sofferenti, gioiose, tormentate, effervescenti”.

Si presenta per la prima volta in Toscana con una delle sue Cornici realizzate in tela grezza nel 1994 alla Prima Biennale d’arte di Quarrata.

Un anno dopo a Venezia, viene invitata a partecipare alla mostra Artelaguna patrocinata dalla Biennale. In questa XI occasione presenta In cornice, un’opera ancora una volta in acqua, sulla Laguna, che si compone di centinaia di bandierine rosa galleggianti disposte a forma di cornice.

Il tessuto si trasforma continuamente nell’opera di Marisa, è duttile, si plasma, risponde alle sue sollecitazioni ed esigenze, come i colori agiscono sotto la mano del pittore. Lo rende in grado di galleggiare o di avere un volume e occupare uno spazio tridimensionale.

Il tessuto è passato nei suoi lavori attraverso la ricerca matematica strutturale, per poi simulare con materiali semplici e industriali la ricchezza dell’arte antica, anche se riveduta in chiave ironica e concettuale.

Stefania Gori

 

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