Con Opere tessute, Cornici Marisa Bandiera Cerantola approda a Firenze per allestire un percorso dove il tessuto esprime non solo una predilezione verso alcuni materiali e la loro elaborazione, ma anche I intrecciarsi di storie diverse, comprese quelle autobiografiche. L’artista, protagonista della Fiber Art italiana, in questa mostra riprende una forma a lei cara, la cornice. Se l’arte è sempre stata un modo per guardare, Bandiera Cerantola ci invita a ripensare lo sguardo e l’oggetto artistico su cui questo si focalizza escludendo altri campi di visione. Quando la cornice non “inquadra” più, ma assume in sè il ruolo di opera, i punti focali si moltiplicano, provocano una ricognizione lungo i bordi e una rinnovata consapevolezza dei piani, del fronte e del retro, soprattutto se l’artista l’appende liberamente nello spazio. Bandiera Cerantola stessa scrive “Essenziale non è avere un contenuto, essenziale è avere una cornice! Una cornice come il nulla o come ultimo luogo della comunicazione?”
E’ una domanda che il visitatore potrebbe già porsi nella prima stanza dell’esposizione dove trova due cornici identiche e speculari dal titolo Reale Virtuale? Virtuale Reale? (1992) che, sospese nello spazio, sono composte a strati in modo rigoroso ma non definitivo e univoco. Le stoffe argentee con cui sono realizzate (contengono infatti fili di alluminio) costituiscono un materiale insolito per una cornice, soffice ma riflettente la luce, inoltre l’oggetto incorniciato su un lato è un panno di raso rosso, sull’altro una rappresentazione dipinta della stoffa stessa. L’opera parla del rapporto dell’artista con la tradizione artistica (al tatto e nel colore la stoffa ricorda i ricchi abiti dei ritratti cinquecenteschi) ma anche del suo percorso dalla rappresentazione giovanile verso l’attuale uso libero e concettuale di materiali.
In contrasto con queste due forme risonanti nel colore e nella composizione, un’altra cornice questa volta più “povera” condivide lo stesso spazio. Si tratta di Cornice 2 (1993) costituita da tessuti tutt’altro che nobili: la tela infatti è cucita insieme a delle strisce ricavate dagli scarti dei rotoli di stoffa utilizzati all’interno delle macchine per lucidare metalli. Qui l’elemento industriale abbandona la sua connotazione di stretta funzionalità per trovare, attraverso un sapiente riciclaggio, una nuova valenza estetica mentre l’interno della cornice rimane vuoto.
Attraverso scale strette e tortuose il visitatore giunge alla stanza principale della torre e si trova sotto un nuovo “soffitto” realizzato con tre veli di azzurro sovrapposti. Questo tipo di progetto viene concepito nel ’93 in occasione della Biennale Internazionale della Tessitura di Losanna ma si concretizza per la prima volta nell’opera “Settimo Cielo” presentata ai giardini di Giotto a Padova nel 1995.
In Notturno Fiorentino, ulteriore nuova versione creata appositamente per la Fortezza da Basso, la volta del soffitto della torre è invertita da stoffe che divengono una volta celeste dove con alcuni strappi operati nella tela si forma una costellazione. L’artista conosce a fondo e ammira le ville nobiliari venete dove i soffitti sono ornati con stucchi pregevoli o affreschi coloratissimi, ma è anche consapevole della loro appartenenza ad un passato remoto. Ricreare un soffitto decorato per la vita di oggigiorno impone strutture leggere e smontabili, per accompagnarci nei nostri spostamenti; siamo vicini in tal senso al pensiero di Le Corbusier che ha immaginato per l’uomo moderno (che definisce nomade) un uso dell’arazzo come pittura murale portatile con valenza anche architettonica, facile da montare, smontare, arrotolare e trasportare.
Vicino allo spazio coperto dai teli azzurri, il visitatore trova infine una vetrata completamente oscurata con l’eccezione di un solo punto. Uno sguardo attraverso lo spiraglio non ci riserva una visione panoramica sulla città ma un’inquadratura della cupola di Santa Maria del Fiore passando attraverso una cornice di lauro sospesa nella loggia stessa. Firenze, Brunelleschi, lo spazio e la geometria sono così incorniciati nell’ultimo episodio dell’allestimento di Marisa Bandiera Cerantola.
Miranda MacPhail




