Uno, dieci, cento fili

 

Questa volta la Marisa aveva deciso che la gente doveva entrare nell’opera d’arte, non bastava più toccarla (toccare l’opera sarebbe severamente vietato!). Pensa e ripensa, propone un cubo di fili colorati di tre metri per lato. Un cubo di fili appesi ad una rete da pesca invisibile, tesa in alto, con un passaggio diagonale per la gente, che poteva così trovarsi in mezzo alla massa cromatica, complementare e a saturazione degradante.
Ma come si fa un filo colorato che a quella scala dev’essere grosso come una corda e leggero come una calza? Si fa un tubolare con la macchina da calze. E come si fa a costruire un tubolare che una volta è rosso pieno o blu e poi sfuma fino all’arancio o al verde e poi ancora si decolora fino al bianco? Si fanno tingere i fili dei colori fondamentali dalla Lanerossi.
Poi a Schio tutta la famiglia segue la fabbricazione dei fili composti da un torcitore amico (di domenica, quando la fabbrica è ferma), sulla base di una tabella precisa di percentuali di fili sottili per ogni filo composito.
La magliaia esegue i settecento tubolari a calzetta.
Il tutto, numerato e siglato, annodato a grappoli per evitare la babele dei colori, emergeva come uni magia da uno scatolone e, tesato sulla rete, lasciava silenziosamente leggere i suoi segreti cromatici.

© Marisa Bandiera Cerantola – testo di Paolo Bandiera – da Marisa Bandiera Cerantola Le opere e i giorni

Per un’esperienza dello spazio come scoperta del Tessuto del colore.
Per macroscopizzare un filo ho usato un tubolare di maglia; per cambiare cromia ho costruito il filo per il tubolare con tanti fili sottili di quattro colori. Per desaturare il colore ho sottratto fili colorati e ho aggiunto fili bianchi. Dai quattro colori complementari più il bianco ho ottenuto una quasi infinita gamma cromatica. Ho giocato con l’ordine costruttivo di un oggetto.

Marisa Bandiera Cerantola

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